VDS 21-02-10

 

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CHE GIORNATA!

Volo Ozzano - Ravenna - Lugo 21-02-2010

 

 

Avete presente quella pubblicità del noto energetico Supradyn in cui il protagonista sulla poltrona di un aereo di linea si allunga sulla poltrona rilassatissimo e con un sorriso soddisfatto? Ebbene, io adesso mi sento così, soddisfatto e appagato per la bella giornata di volo trascorsa oggi fra Ozzano, Ravenna e Lugo, con un sole pieno ed un cielo luminoso, come desideravamo da mesi.

La pista erbosa di Ozzano era sempre più intrisa d’acqua e le scorribande di aerei grossi e piccoli l’avevano rigata profondamente, ma questo non ci ha fermato.

Ci siamo trovati alle 9:30 nel gazebo piloti per pianificare il volo odierno, avevamo già escluso Valle Gaffaro per probabile allagamento, così decidiamo di optare per l’aeroporto di Ravenna LIDR, 1200 mt. in asfalto. Io la sera prima avevo studiato e pianificato il percorso che avremmo seguito, mi piace conoscere i punti caldi prima di attraversarli, o sapere quali zone tenere alla larga. Visto che la settimana precedente eravamo una formazione di due aerei con l’istruttore in testa, stavolta saremo in formazione di quattro, il mio report precedente si è diffuso evidentemente J

Così l’istruttore ci da’ le dritte sulle comunicazioni, sui cambi di frequenza, sulle separazioni da mantenere nelle varie fasi del volo, sulle manovre che effettueremo a seconda delle istruzioni ricevute a Ravenna, le dovute raccomandazioni e cautele e ci ricorda che il pilota ha la responsabilità della condotta dell’aereo ma lui quella di tutti noi. Quindi, dopo i dovuti caffè e battute varie, apro gli hangar e tiro fuori il nostro P92 n°2, pieno fango incrostato e vuoto di carburante. Ormai il rifornimento so farlo a occhi chiusi J Stavolta volerò con Matte, io farò l’andata e lui il ritorno.

Il decollo è un’avventura, incerto per via della pista zuppa d’acqua, proviamo. Dovremo decollare coi flap alla massima efficienza, cioè 15° tenendo il muso sollevato in modo da massimizzare l’effetto portante del flusso dell’elica, poi appena staccati mantenersi in effetto suolo per acquisire velocità: non è facile per un pivello alla seconda missione “fuori porta” J Ma tante ore di fruttuose lezioni sortiscono il giusto effetto e in pochi secondi siamo in volo, facciamo quota ci aggreghiamo al capo formazione, 1000 ft.

La visibilità è spettacolare, il cielo azzurro intenso ci lascia intravedere Sestola e l’Appennino modenese innevato, che meraviglia dopo tanta pioggia e grigiore, non ci sembra vero. Dopo esserci compattati ci dirigiamo lungo il canale emiliano-romagnolo verso l’aeroporto di Lugo, chiederemo un attraversamento del campo per poi procedere verso Bagnacavallo con la diramazione A14 per Ravenna bene in vista.

Ho un certo occhio nell’individuare i campi di atterraggio, quello di Lugo l’ho visto a distanza e la pista di Ravenna, conoscendone l’ubicazione rispetto alla nostra posizione, la trovo subito. Ci assegnano la 08, potremmo fare un diretto ma è meglio un sottovento sinistro, fate le cose per bene ci dice sempre il nostro istruttore, così in fila indiana e ben distanziati compiamo una S perdendo quota e presentandoci in base per l’atterraggio. Ma a causa di un evento (sapremo poi cosa è successo) ci consigliano di NON ATTERRARE (noi siamo ultraleggeri, non possiamo andare negli aeroporti), quindi io che sono in finale e sto lottando per mirare la griglia d’atterraggio devo ridare potenza e sfilare la pista a bassa quota, concedendomi uno sguardo verso Mirabilandia e la sua ruota che non avevo mai visto da quella prospettiva.

Ritornando verso l’A14 ci perdiamo di vista ma siamo ancora in contatto radio, quindi decidiamo il dafarsi: tre aerei scenderanno a Lugo mentre Vincenzo deve rientrare a Ozzano. Ci salutiamo e noi ci dirigiamo verso Lugo sempre seguendo l’autostrada, adesso siamo soli, l’aereo dell’istruttore dev’essere di parecchio davanti a noi. Ma siamo forniti di cartine e conosciamo la rotta da seguire, ci riuniremo a destinazione, bella la sensazione di doversela cavare da soli.

 

Pur con qualche difficoltà nel riconoscere i centri abitati che schiviamo, arriviamo in vista del campo che anche stavolta identifichiamo subito; inizialmente il controllo ci indirizza per un avvicinamento diretto sulla pista 21, poi il vento cambia e ci istruisce per la 03. Poco male benzina e tempo a sufficienza, belli questi cambi di programma. Ma il vento è aumentato, 10 nodi da 100° con turbolenza al suolo! Adesso però un po’ mi preoccupo, per me 10 nodi sono tantini, non lo erano i 15 di settembre e ottobre ma allora ero allenato. Mi stampo bene in mente il vento, dovrò ricordarlo per compensare le raffiche, comunico la posizione in sottovento e in base 03, poi in finale, e mi avvicino al suolo. Un po’ di strizza mi viene, l’asfalto è duro e io di fargli contropelo non ne ho voglia. Tengo 3000 giri fino alla soglia, controllo con barra e timone, ai 110 km/h tolgo motore e tocco veloce. Non male in fondo, ma l’aereo non si ferma. Via i flap e dentro coi freni, che differenza col minestrone erboso di Ozzano. Sull’asfalto si fila via fin troppo lisci, devo frenare per imboccare il secondo raccordo d’uscita.

“I-5244 pista libera” dichiaro con sollievo alla radio mentre rullo verso il piazzale elicotteri. E’ fatta, parcheggio accanto all’aereo dell’istruttore atterrato poco prima. Sono soddisfatto, abbiamo fatto tutto bene senza casini. Bravi!

La sensazione che si prova dopo aver volato è indescrivibile, le nostre facce sorridono e si rilassano per il sollievo e la soddisfazione. Godiamo per qualche minuto della luce e del calore del sole di mezzogiorno, ma alcuni di noi hanno fretta di rientrare così io e Matte ci cambiamo di posto, sarà lui a pilotare nel viaggio di ritorno a Ozzano. Facciamo i controlli del caso e avviati i motori ci disponiamo in fila per il decollo, ma un paio di traffici ci tengono in attesa. Quello di Lugo è un aeroporto trafficato, piacevole località con ampi spazi e ottimo ristorante. Ma mentre siamo in attesa coi motori in moto arrivano un ultraleggero dietro l’altro, tocca aspettare. Gli ultraleggeri in arrivo sono indisciplinati, non seguono le ferree regole di un aeroporto, non mantengono la corretta separazione; così senza essere autorizzato, un traffico atterra prima che un altro abbia liberato la pista. In frequenza si sentono pesanti invettive contro l’aereo appena atterrato e contro gli ultraleggeri in generale, un altro aereo sta invadendo il box acrobatico mentre un CAP10 è in acrobazia, le urla della persona addetta al traffico ci gelano il sangue. Ancora una volta mi impongo di rispettare le regole che il nostro istruttore ci insegna. Il colmo arriva quando un P92 con carrello retrattile si presenta sulla pista con le ruote ancora dentro. Prontamente gli viene fatto notare del grave errore, il pilota risponde acidamente che sa il fatto suo, e che l’altro deve pensare ai propri. Inaudito!

Intanto atterrano più o meno disordinatamente altri ultraleggeri, uno rimane bloccato a fondo pista finché altri non liberano la pista. Noi siamo in attesa da venti minuti, e l’aereo acrobatico che sta pazientemente circuitando per poter atterrare chiede istruzioni. Siamo grati di poter atterrare a Lugo e in altri piccoli aeroporti, ma se un giorno non ci sarà più permesso sapremo a chi dare la colpa!

Finalmente decolliamo anche noi, il vento ci sballotta ma Matte saldamente ci conduce sul canale emiliano-romagnolo che ci riporterà a casa. Per assurdo non individuiamo subito il nostro campo, abbiamo tutti i riferimenti ma il campo non lo vediamo. Vabbè, iniziamo la discesa sul punto prestabilito, ma ancora nulla. Ci allineiamo coi riferimenti abituali, la pista DEVE esserci ma a causa del sole non la vediamo ancora, Giù i flap, via motore, ma eccola la dove doveva essere, soffia ancora vento ma la rassicurante poltiglia fangosa ci cattura appena al suolo. Fine di un gran bel volo, ma abbiamo un ultimo compito: lavare gli aerei, per fortuna abbiamo la idropulitrice. Nel debriefing facciamo in nostri commenti e l’istruttore ci fa notare gli errori commessi, in fondo siamo andati bene. Che meraviglia, ci ripromettiamo di ripeterla quanto prima.

Luigi Inzirillo