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PASSIONI IN VOLO
di Riccarda PATELLI LINARI

PASSIONI
IN VOLO
E’
il 4 settembre 2005 ed è circa un anno che aspetto questo giorno, da quando per
la prima volta ho assistito ad uno spettacolo che non ho più dimenticato e,
viaggiando in piena notte insieme alla famiglia, da Firenze raggiungo la prima
meta. Un parcheggio nei pressi di Rivolto dove lasciamo l’automobile. Tutto
pare perfettamente organizzato ed infatti così è. Insieme a molta gente ci
avviamo ai bus navetta. Imbocchiamo una strada in mezzo ai campi e dopo pochi
metri alcuni ragazzi ci consegnano un depliant. All’apparenza pare un
programma della giornata che ci aspetta, il 45° Anniversario delle Frecce
Tricolori, e tutti allungano una mano per prenderlo ed invece è del materiale
illustrativo della Regione Friuli Venezia Giulia. Lo sfoglio velocemente e poi,
visto che dobbiamo camminare e recarci ai bus, lo metto nel mio zaino per
leggerlo più tardi oppure a casa. In molti non fanno altrettanto e la stradina
di campagna viene quasi ricoperta da quei depliants gettati via. Io ci scherzo
su, anche se c’è poco da ridere, e dico che non c’è pericolo di perdersi
dal parcheggio alla fermata del bus, basta seguire la scia di depliants …
Prendo
un bus navetta che mi porta nei pressi dell’Aeroporto. Scesa dal bus mi unisco
ad un corteo di gente che segue a piedi le indicazioni verso un ingresso
secondario dell’Aeroporto, l’ingresso 4. Ci incamminiamo tutti, zaini in
spalla, scarpe comode, un golfino sulle spalle visto che è ancora presto, non
sono ancora le otto del mattino e fa un po’ fresco. Le indicazioni ci portano
ad imboccare un’altra strada di campagna e ci troviamo, già in tanti tutti in
fila, a passeggiare in mezzo ad un grandissimo campo di granturco. Camminiamo in
mezzo a due fronti di piante altissime con relative pannocchie e così a colpo
d’occhio, per un attimo mi pare di attraversare
un mare biblico che si apre per farci passare e raggiungere un luogo
tanto desiderato, una sorta di santuario verso il quale, a parte il precedente
episodio maleducato dei depliants, stiamo tutti ordinatamente pellegrinando. Si
odono solo i nostri passi sulla strada sterrata, c’è silenzio, tutti stiamo
risparmiando energie e stiamo pensando alla giornata che ci aspetta, sicuramente
faticosa, ma già ce l’immaginiamo stupenda e siamo curiosi di verificare se
abbiamo ragione.
Finalmente
arrivo all’ingresso 4 e pazientemente, perché così dovremmo fare per tutto
il resto della giornata visto che è previsto l’arrivo di circa 500.000
persone, mi metto in fila verso i metal detectors. Tutto ok, passiamo senza
problemi, mi fanno aprire lo stesso lo zaino per dare un’altra occhiata e
trovano panini, succhi di frutta, bottigliette d’acqua, un piccolo ombrello
perché c’è qualche nube, ma anche il sole è in agguato col suo calore.
Posso entrare e mi trovo in una grandissima distesa di spazio aperto. Un
prato sterminato disseminato di strutture varie e in lontananza la pista
dell’Aeroporto. C’è già tantissima gente, un brulicare di bambini, donne,
uomini di ogni età e di varia provenienza in cerca della postazione che a
ciascuno pare migliore.
Inizio
il mio vagare all’interno di quell’immenso spazio in cerca di un amico che
sono certa di trovare, ma non so ancora dove esattamente, ed inizio a camminare
nella direzione che mi pare più giusta. Intanto comincio ad orientarmi e dopo
aver incontrato e visitato una mostra statica di velivoli, ed aver ammirato da
molto vicino un motore di aeroplano con tutti i particolari in bella mostra a
destare l’esperto interesse degli addetti ai lavori e la curiosità di chi
come me non aveva mai visto da vicino un motore così, ecco che incontro
quell’amico. Ci salutiamo fra la folla che aumenta. Come al solito scherziamo
e ci prendiamo un po’ in giro e poi, siccome lui ha già assistito alle prove
il giorno prima, mi preannuncia grandi meraviglie da guardare. Praticamente è
stato un crescendo, come un aereo fermo che inizia a muoversi sulla pista e poi
decolla. Prima la mostra statica, poi l’incontro con quell’amico che si
occupa di volo simulato e che era circondato da postazioni per il volo virtuale,
alcune già in funzione, poi dal volo virtuale lui mi fa da tramite verso il
volo reale con quell’annuncio di un imminente spettacolo stupendo nel cielo
sopra di noi. Non mi resta che salutarlo, augurargli una splendida giornata di
volo reale e virtuale e andare a cercare la mia postazione preferita sul prato,
fra la gente ansiosa come me di ammirare quel che tra poco accadrà.
Inizia
lo spettacolo con il passaggio di un elicottero AB-212 che vola a bassa quota
trascinandosi dietro il nostro Tricolore mentre suonano l’Inno Nazionale.
Subito dopo viene mostrato il Flyer di Zanardo, praticamente la ricostruzione
del primo aereo con il quale i Wright
effettuarono il primo volo. Uno speaker ci informa che il velivolo quando
è in volo viene comandato anche dai movimenti del bacino del pilota. Poi, con
un improvviso salto temporale e con un rombo incredibile, decolla un Eurofighter
2000 che con le onde sonore provocate fa vibrare cielo, terra e corpi di tutti i
presenti e si esibisce in volo con acrobazie e passaggi a tutta velocità
mostrandoci tutte le volte i suoi motori infuocati mentre si allontana in pochi
attimi e sparisce lontanissimo. Dopo essersi sfogato, il primo “leone”
ruggente poi pian piano si calma e atterra.
E’
il turno del Team 60, la pattuglia acrobatica svedese che decolla con 6 SAAB-105
per regalare a tutti dei bellissimi momenti in aria e, alle donne presenti, un
cuore molto bello disegnato coi fumogeni bianchi. Conclude con un volo verso il
pubblico disponendosi ad arco, un arco perfetto che ci passa sopra lasciandoci
entusiasti. E questo è solo l’inizio della mia giornata davvero speciale.
Decolla un F-16 olandese anch’esso ruggendo come una belva e si fionda in aria
per la sua esibizione grintosa e spettacolare, e mentre sfreccia in volo radente
ad una velocità folle, mi passa davanti agli occhi una farfallina con ali
bianche in direzione opposta dell’F-16, una specie di incrocio che in
prospettiva sembra ravvicinato fra i due “velivoli”. Io, lo confesso, in
quel momento ho un piccolo brivido, un episodio veramente particolare. E mentre
penso a quella farfalla, l’F-16 si innalza in cielo in volo verticale e, dopo
che lo speaker ha appena annunciato un altro pensiero gentile dedicato alle
donne presenti, subito dopo l’aereo si arrende alla gravità e stalla e si
lascia cadere giù lanciando una manciata di ciò che io chiamo immediatamente
ed ingenuamente “stelline luminose” ma che mio figlio, più esperto di
termini aeronautici, mi definisce con il loro nome, cioè “flares”. E mentre
i flares si spengono cadendo pian piano giù, l’F-16 si rimette in linea e
sfreccia via fra gli applausi di tutti, specialmente quelli femminili. Per noi
donne non è finita, è ancora soltanto l’inizio di una giornata che è anche
un omaggio alla nostra sensibilità. Un elicottero, un MI-24 ungherese, poco
dopo ci dona manciate di flares, altre “stelle” per noi .…fantastico!
E
dopo le stelle ecco la Patrulla Aguila, gli spagnoli, che ci regalano un po’
del loro “calore” con incroci da brivido, evoluzioni spettacolari con i loro
7 C-101 ed un sorvolo conclusivo con fumogeni giallo-rossi in onore alla loro
bandiera. Olè! Subito dopo piomba fra noi un toro scatenato…………il
Tornado italiano!! Fra la folla inizia un delirio di applausi. Sembra quasi una
corrida, con l’aereo che “incorna” un immaginario telo rosso lasciato
dagli spagnoli sulla pista dell’aeroporto, con le urla della gente ad ogni
passaggio, ma l’aria toreador non riesce a fermarlo mai,
stavolta vince il toro ed è lui a trafiggere l’aria senza pietà!
I
Red Bulls con i loro 5 simpatici
SU-31 hanno un compito difficile, quello di esibirsi subito dopo il Tornado, ma
riescono a stupirci con dei passaggi fantastici in volo radente e con acrobazie
in stile P.A.N. Sentono che il pubblico apprezza e questa cosa deve intenerirli
perché regalano anche loro un cuore “fumogeno” e un’evoluzione a spirale
che disegna in aria una conchiglia, figure
dedicate per voce dello speaker nuovamente a tutte le donne presenti. Ci stanno
davvero viziando! Dopo questo nuovo regalo romantico è la volta di un drago che
si alza in volo dalla pista. E’ un S-35 Draken austriaco, bianco e rosso
fiamma che, come in un film di mostri, sputa fuoco dopo aver acquistato velocità
paurose in picchiata per poi cabrare incredibilmente in pochi secondi e sparire
fra alcune nuvole.
Intanto
siamo arrivati alla pausa pranzo e la folla si è fatta davvero oceanica sotto
un sole che è uscito deciso e che è sempre più caldo. Tutti cercano ombra ma
l’ombra non è sufficiente. Riesco a trovare un posticino fra la gente che ha
raggiunto un piccolo angolino ombroso per mangiarmi un panino al fresco. Dopo un
po’ arriva un signore attempato, molto accaldato e si avvicina al gruppo di
fortunati all’ombra chiedendo se per caso c’è un posticino anche per lui.
Non sta parlando di sedie, ma di pochi centimetri quadrati per sedersi per
terra. Racconta che non si sarebbe perso quella giornata per niente al mondo, ma
che si è appena fatto misurare la pressione alla postazione della Croce Rossa e
che deve mettersi all’ombra in quanto portatore di 5 by-pass e reduce da 3
infarti!! Spostandoci di pochi cm ciascuno, facciamo immediatamente posto a quel
signore sconosciuto decisamente coraggioso. Chissà chi è, non lo dice, forse
un ex pilota, o semplicemente un appassionato, o un nonno che ha accompagnato un
nipotino … ma è da solo, chi lo sa chi è quell’uomo anziano con
l’espressione affaticata, ma così soddisfatta di essere lì.
Il
tempo della pausa pranzo scorre via e ricomincia lo spettacolo. Io so
perfettamente cosa mi aspetta nel pomeriggio, sono lì soprattutto per quello e
so che sarà stupendo, ma non immagino ancora quanto! Riapre “le danze”
nuovamente l’elicottero AB-212 con la nostra bandiera e subito dopo decollano
i Jordanian Falcons, pattuglia acrobatica della Giordania composta da 4
Extra-300. Iniziano tranquilli tranquilli e poi si scatenano, specialmente il
solista che compie delle acrobazie grandiose e decisamente da lasciare col fiato
sospeso. Pochi ma buoni in quella pattuglia. Terminano con un saluto di uno dei
piloti che parla al microfono durante l’ultimo passaggio, un pilota giordano
innamorato dell’Italia che saluta il pubblico in lingua italiana e lo speaker
chiede di salutarlo sventolando qualcosa, cappelli, fazzoletti, mani, qualsiasi
cosa, e la gente lo accontenta, mentre si prepara al decollo un altro leone
ruggente, un AMX italiano che si esibisce facendo la parte del “re della
foresta” sfrecciandoci davanti e rombando come un tuono a circa 750 km/h. La
forza che trasmette un tale spettacolo è difficilmente spiegabile con le
parole. Ma è la volta del Breitling Jet Team, la prima delle due pattuglie
svizzere presenti. Con i loro 7 L-39 Albatros iniziano un volo armonioso
disposti in pattuglia ed accompagnati da una bella musica di sottofondo. Poi
l’esibizione si fa grintosa, un crescendo di spettacolarità fino agli incroci
da infarto in volo radente sulla pista provenendo da ogni direzione ad una
velocità relativa di intercettazione fra i velivoli di circa 1.200 km/h. Più
di una volta il pubblico trattiene il fiato perché dalla nostra prospettiva
sembra sempre che gli aerei si debbano scontrare. Sono attimi di suspense che
fortunatamente si trasformano sempre in applausi scroscianti!! Terminano con un
passaggio a tre con scie di fumogeno e con il solista che li segue
attorcigliandosi più volte intorno alla triplice scia lasciata. Il risultato è
davvero molto bello da vedere.
Intanto,
per la gioia di Charles Darwin, un uccello presente in aeroporto fin dalla
mattina non smette di svolazzare nei pressi della pista e non scappa, non si
sposta, non si scompone nemmeno al passaggio degli aerei più “cattivi”.
Deve essere un volatile del posto, un pennuto abituato alle esercitazioni di
Rivolto, un vero esempio di come le creature viventi nel tempo si adattino
all’ambiente circostante. Nel tempo a Rivolto si diffonderà una nuova specie
di creature volanti, e le vedremo sfrecciare in stormi simili a pattuglie
perfette, forse avranno piumaggio azzurro e faranno voli velocissimi e
stupefacenti.
E
a proposito di Darwin, noto scienziato inglese, dopo gli svizzeri è la volta
della pattuglia acrobatica dell’U.K., i Red Arrows che si innalzano in cielo
con 9 Hawk e più volte lo colorano con i fumogeni che ricordano la loro
bandiera. Nuovamente rendono omaggio alle donne presenti giungendo da “ore
12” verso il pubblico con i fumogeni accesi e componendo una vera e propria
treccia con le scie, una treccia perfetta, poi disegnano anche loro un bel cuore
ed infine ci stupiscono con qualcosa di più maschio, cioè una figura che lo
speaker chiama “Caterpillar”, cioè una cabrata a tutta potenza verso “le
stelle” e ritorno in picchiata. Con gli ultimi incroci sempre più da infarto
gli inglesi ci salutano e, dopo una breve esibizione di un P-180 italiano,
lasciano il cielo alla Patrouille de France composta da 8 Alpha Jet, che si
dimostra all’altezza della situazione con le proprie acrobazie colorate dai
fumogeni del tricolore francese. Di nuovo lo speaker annuncia un altro cuore per
le signore e signorine presenti, ormai viziatissime da questi gesti così
gentili. Pochi secondi necessari al disegno e in cielo appare il più bel cuore
della manifestazione di Rivolto. Perfetto nella forma, colorato di rosso ed
infine trafitto dalla scia di un solista “cupido”. Meraviglioso … e non
credo ci sia una sola donna che non applaude e che non ripensi ancora un attimo
a quel cuore francese mentre un M-346 Aermacchi fa la propria dimostrazione in
volo.
E’
la volta della penultima pattuglia, la Patrouille Suisse, la seconda pattuglia
svizzera che decolla con 6 F-5E. Ammiro alcune evoluzioni, ma poi mi distraggo
un attimo per recarmi poco più lontano dalla mia postazione. Sono di spalle per
alcuni istanti e improvvisamente sento un’esplosione di meraviglia fra la
gente. Mi giro immediatamente e i miei occhi vedono quei sei aerei che giungendo
sempre da “ore 12” si sono disposti ad arco e stanno lanciando ciascuno una
fila di flares disegnando in cielo uno splendido ventaglio luminoso, ancor più
luccicante su uno sfondo di cielo che si sta incupendo per delle nubi grigie in
arrivo. Un altro regalo a noi donne! L’applauso è scrosciante.
Ammiriamo
subito dopo un C-27 che, meravigliando chi non è espertissimo di aeronautica,
dimostra come anche un bestione del genere riesca a portare a termine acrobazie
simili a quelle di un caccia e il risultato lo definirei armonioso. Dopo i suoi
looping e i suoi tonneaux ci stupisce nuovamente con un atterraggio ripido che
ci tiene in tensione per pochi attimi, giusto il tempo di toccare perfettamente
la pista con i suoi carrelli e fermarsi in uno spazio brevissimo, considerate le
sue dimensioni e la sua velocità. Rivediamo un’altra volta sulla pista un
passaggio del Flyer di Zanardo e, come accaduto al mattino, subito dopo
l’Eurofighter 2000 italiano ci fa fare nuovamente un rapidissimo balzo in
avanti nel tempo schizzando via dalla pista verso il cielo, e lassù si rimette
a ruggire con una grinta tale che prepara l’aria e tutti noi all’arrivo
deciso e potente dei padroni di casa, le Frecce Tricolori!
Ed
eccole in decollo tutte insieme, si innalzano sopra di noi ed iniziano a
festeggiare il loro 45° compleanno con un’esibizione che sottolinea e
conclude ciò che in quel cielo è accaduto per tutto il giorno: un volo che è
potenza, perfezione, grinta, coraggio, un volo che è passione che coinvolge
tutti, molto forte e maschile e per certi versi paterna con la sicurezza che
infonde, ma che sa essere talmente romantica e armoniosa in certi momenti da
trasformarsi in quegli istanti in una dichiarazione d’amore per tutte le
donne. Regalano a tutti, una dopo l’altra, le loro figure più belle, e poi si
separano, quasi spariscono. Li rivedo come puntini in lontananza da tutte le
direzioni, da ore 12, da ore 6, da ore 3, da ore 9, da ore 2 …. sembra un
assedio e un aereo dopo l’altro arrivano proprio come frecce o come raggi di
una circonferenza immaginaria e si incrociano a due a due sopra la pista
facendoci sobbalzare ogni volta. Infine completano le passioni in volo che hanno
unito nello stesso luogo 500.000 persone per tutta una giornata disegnando in
cielo il cuore più grande di tutti, bianco, enorme, e poi … e poi il gran
finale. Non scegliendo una musica impetuosa come per esempio quella di Giuseppe
Verdi, ma facendo accompagnare l’impeto dei loro aerei dalla musica del
compositore italiano forse più dolce che esiste, cioè Giacomo Puccini, ci
commuovono tutti con la figura conclusiva del loro spettacolo. Giungono in
formazione dalla nostra sinistra con le luci di atterraggio che brillano accese
e con i fumogeni creano quello stupendo arco tricolore nel quale il solista si
infila e che si espande nel cielo di fronte a noi finchè pian piano, mentre i
10 Pony della P.A.N. si preparano all’atterraggio, svanisce. Lo speaker saluta
e ringrazia tutto il pubblico che non smetterebbe mai di applaudire.
Lo
spettacolo finisce e tutti ci avviamo verso le uscite. Siamo una folla immensa,
ma ordinata, che pian piano lascia l’aeroporto e sembriamo tanti ragazzi
reduci dal concerto del loro cantante o gruppo preferito, che se ne vanno
esausti, ma soddisfatti canticchiando ancora qualche canzone. Noi non stiamo
cantando, ma tutti stiamo ripensando all’acrobazia più bella, a quella che ci
ha più colpiti e che non scorderemo. Sono talmente contenta che non mi pesa la
coda incredibile che si forma all’uscita, il lungo, lento e fitto corteo lungo
la strada in mezzo al “mare biblico” di granturco, l’attesa del bus
navetta che mi riporta nei pressi del parcheggio. Seguo la scia di depliants
gettati a terra, che nel frattempo si è trasformata in una specie di tappeto
lungo la stradina di campagna, e raggiungo la nostra auto.
Occorrerà
quasi il doppio del tempo normale per tornare a casa. C’è un traffico
intensissimo e poi ci vuole una sosta per mangiare qualcosa, sarà un viaggio
lungo. Ho tempo e modo di pensare e di domandarmi come possiamo noi donne
contraccambiare questa passione grintosa, maschile, paterna, romantica che ogni
volta in cielo ci viene regalata. Io purtroppo non posso farlo in volo, potrei
provarci a parole, ma non sarebbe la stessa cosa, e prima o poi qualcuna di noi
dovrà volare lassù in quel modo e riuscire a creare una “figura” in aria
che sia disegnata con precisione molto tecnica, al pari di quanto realizzato
dagli uomini, e che sia un simbolo femminile tale da colpirli,
da affascinarli, ma che sia anche un simbolo materno e sicuro. Quando
avverrà, quando una donna italiana sarà una Freccia Tricolore, vorrò essere
presente mentre disegnerà in cielo quelle due tonde curve e “sparerà” un
paio di flares nei posti giusti. Ci vorranno molti anni ancora, ma assistere a
quella passione in volo femminile sarà uno spettacolo che non mi perderò per
niente al mondo perché sarà un gran giorno, una data da ricordare. Quando la
“Freccia Rosa” volerà daremo la nostra risposta forte, ma anche tenera e
romantica agli uomini e la perfezione tecnica raggiunta lassù da una di noi, la
prima che ci riuscirà, per un attimo sarà un simbolo di riscatto per le donne
che nel mondo sono emarginate.
Arrivo
a casa più o meno 24 ore dopo la partenza. 24 ore di veglia dedicata alle
passioni in volo. Dovrei essere distrutta, sfinita, e invece mi metto a
sfogliare di nuovo quel depliant del Friuli Venezia Giulia. Ci sono delle belle
immagini. E’ un bel depliant. Stranamente la stanchezza non la sento. Deve
essere volata via.
Riccarda
Patelli Linari |